Psicologia

Lo sviluppo della memoria nel bambino

di Valentina Ferrara

La memoria, come tutte le funzioni cognitive, ha uno sviluppo graduale nel tempo. Diversi studiosi hanno affrontato il fenomeno dell’amnesia infantile, espressione che indica l’assenza di ricordi riferiti ad un’età che rimane, indicativamente, sotto i tre anni confermando quindi che il funzionamento della memoria subisce un cambiamento nel tempo.

Appena nato il bambino ha una memoria piuttosto limitata e relativa soprattutto alle attività motorie tramite la ripetizione e l’imitazione; chiamiamo questo tipo di memoria relativa al primo anno di vita memoria motoria ed è relativa a ciò che accade nel presente, senza un’estensione temporale e senza attese per il futuro per cui un oggetto che sparisce alla vista cessa di “esistere” per il bambino. Tra il secondo e il terzo anno di vita compare invece la memoria iconica in cui la traccia mnestica è costituita da un’immagine mentale che resta anche quando l’oggetto che l’ha determinata scompare per cui il bambino è in grado non solo di registrare gli oggetti intorno a lui ma anche di fare collegamenti e manipolazioni per cui il ricordo risulta legato non più all’oggetto concreto ma alla sua immagine mentale: abbiamo quella fase di sviluppo che si chiama permanenza oggettuale. Ricordi relativi a questa fasi dello sviluppo, a differenza di quelli del primo anno di vita, possono rimanere in memoria anche in età adulta se sono caratterizzati da una certa intensità emotiva. Tuttavia la memoria del periodo pre-verbale, quindi dei primi due anni di vita, è chiamata memoria implicita, poiché sia la codifica che il ricordo non coinvolgono le aree cerebrali deputate alla coscienza ma avvengono in modo implicito e quindi inconsapevole: l’input visivo scatena automaticamente una reazione emotiva.

A partire dai 4-5 anni si sviluppa la memoria semantica o linguistica in cui la traccia mnestica è costituita non più da un’immagine ma da un concetto verbale; la memoria ed il pensiero diventano sempre più vicini ad un linguaggio interiorizzato ed i ricordi diventano per forma e persistenza uguali a quelli adulti, tuttavia il ricordo risulta ancora frammentato e poco organizzato. È intorno agli 8-9 anni che la memoria assume lo stesso funzionamento dell’età adulta ed è quindi ad essa equiparabile.

I bambini di solito codificano preferibilmente dettagli relativi a persone, azioni e oggetti che attirano il loro interesse ed in generale essi prestano maggiore attenzione a dettagli che riguardano azioni e oggetti piuttosto che a quelli concernenti persone e luoghi. Spesso i bambini non focalizzano l’attenzione su dettagli “centrali” di un evento ma su dettagli periferici, dove per dettagli centrali si intendono quelle informazioni relative agli individui, agli oggetti, alle azioni caratterizzanti l’evento ricordato; mentre con dettagli periferici ci si riferisce a quelle informazioni non specifiche rispetto all’evento; in altre parole quei particolari cambiando i quali non dovrebbe cambiare la trama dell’evento. Queste caratteristiche della fase di codifica implicano la possibilità che il bambino non ricordi aspetti di un evento che per l’adulto sono importanti.

Nonostante questa differenza tra i processi mnemonici dei bambini e quelli dell’età adulta, che per anni hanno escluso la possibilità di ascoltare i bambini come testimoni in ambito giuridico, negli ultimi anni è stata sottolineata la possibile attendibilità di testimonianze fornite da bambini anche molto piccoli purché accertata con le dovute modalità, idonee al peculiare funzionamento della memoria in età evolutiva.

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