Psicologia, Psicologia Forense

I bambini di fronte alla separazione ed al divorzio dei genitori.

di Loretta Cavazzini

In un momento storico in cui l’istituzione matrimonio mostra appieno le sue criticità, sorge il serio problema dei figli, frutto di quella unione.

La separazione e successivamente il divorzio sono circostanze non desiderabili per una coppia che vede fallire i suoi progetti e le sue proiezioni di vita future e produrranno inevitabilmente un alto impatto emotivo nei figli. Ogni soggetto di quel nucleo familiare dovrà, con gli strumenti a sua disposizione, superare la fase di scioglimento di quel legame e dipenderà dalla personalità e dalla maturità di ciascun partner, cercare di attenuare questo impatto in modo da non arrecare danni irreversibili sullo sviluppo psico – evolutivo del bambino o ragazzo. Questi ultimi infatti, di norma, sono le grandi vittime della separazione e del divorzio dei loro genitori.

Per i figli tale evenienza, più o meno inattesa, romperà la stabilità alla quale erano abituati e   molto dipenderà dall’età in cui tale rottura si verifica.

Vediamo ora le varie fasce d’età.

Bambini da 0 a due anni:

da quando nasce il bambino inizia a sviluppare un legame di fiducia verso gli adulti di riferimento (nella maggior parte dei casi madre e padre). Essendo ancora molto piccoli, non comprendono cosa significhi un divorzio e quali siano le sue implicazioni. Ciò non toglie che però siano estremamente sensibili e percepiscano qualsiasi mutamento nell’ambiente dove vivono. Sono in grado di rendersi conto dell’assenza di uno dei genitori e, il non sapere se tornerà o no crea loro angoscia in quanto può essere vissuto come un abbandono. Il loro disagio si potrà manifestare con pianti intensi ed irritabilità, alterazioni del sonno notturno e dell’alimentazione. E’ fondamentale quindi che il bambino mantenga un contatto abituale con i suoi genitori ed abitudini il più possibile costanti.

A volte i genitori che divorziano vengono presi dai sensi di colpa ed inconsapevolmente diventano inadeguati al loro ruolo di educatori non riuscendo più a svolgere, ad esempio, le funzioni normative a loro deputate.

Da due a tre anni:

In questa fase evolutiva il bambino sta ponendo importanti pietre miliari per la sua crescita: inizia a camminare, ad acquisire il controllo degli sfinteri … e può mostrare difficoltà: problemi psicomotori, non corretto controllo degli sfinteri, alterazioni del sonno, ritardo nell’acquisizione del linguaggio … è consapevole delle emozioni che manifesta: ira, rabbia, tristezza … ma non sa come gestirle.

Avrà fantasie di ricongiunzione dei suoi genitori a fronte della sua incapacità di comprendere quello che sta accadendo.

In questa fase andrà rassicurato sul fatto che nessuno ostacolerà il suo diritto a frequentare entrambi i genitori e sarà importante che si condividano attività con il bambino, che si giochi con lui in modo che possa esprimere, anche attraverso il gioco, il suo malessere con spontaneità.

E’ frequente che il bambino attraversi la sua fase del “NO” nel qual caso gli adulti con sensibilità ma anche fermezza dovranno demarcargli i giusti limiti.

Se dovesse invece manifestare comportamenti regressivi: succhiarsi il dito, o episodi di non corretto controllo degli sfinteri, non andrà ripreso ma aiutato nella conquista della sua autonomia.

Bambini da 3 ai 5 anni:

è normale a quest’età che i bambini inizino a porre domande. Stanno sviluppando la loro capacità immaginativa, raccontano storie, sono egocentrici…. Ma un pensiero è assai frequente, quasi in tutti, “papà e mamma si sono separati perché io mi sono comportato male”. E’ anche una fase in cui sono intimoriti da molte paure e soprattutto da quella di rimanere soli e che i loro genitori non gli vogliano più bene.

In questa tappa della vita avviene la elaborazione del complesso di Edipo ed i bambini divengono possessivi con la madre e vedono un rivale nel padre. I genitori dovranno aiutarli ad accettare che lui è il terzo.

Sarà fondamentale correggere tutte le possibili interpretazioni erronee sul significato del divorzio, essere chiarissimi sul fatto che loro non hanno alcuna responsabilità su ciò che è accaduto e che i due genitori non li abbandoneranno mai. Andranno osservati i comportamenti ed i cambiamenti e, se opportuno, andranno corretti quelli errati spiegandone loro le conseguenze. Mantenere salde le loro abitudini affinché il bambino senta dentro di sé sicurezza e continuità.

Dai sei ai dodici anni:

i ragazzi attraversano la fase di cosiddetta latenza. In questo momento si dedicano maggiormente alla scuola e ad imparare. A livello emotivo escono dal loro egocentrismo ed iniziano ad acquisire sensibilità verso le emozioni loro e degli altri. Iniziano ad avere la capacità di comprendere cosa sia un divorzio anche se non si esprimono per paura di preoccupare i loro genitori.

Tuttavia permangono le fantasie di possibile ricongiunzione dei genitori e, non vedendo realizzate le loro speranze si sentono traditi, tristi ed arrabbiati sentendosi responsabili o sviluppando sensi di colpa. Possono manifestare incubi, regressioni o sentimenti di abbandono.

In questi casi è molto importante rendere partecipi della situazione gli insegnanti, sottolineare ai ragazzi i loro successi accademici, rassicurarli che mai saranno abbandonati dai genitori anche se questi non torneranno insieme come coppia coniugale. 

Adolescenti:

Questa è una tappa evolutiva molto complessa dato che coincide con la ricerca dell’identità e di norma l’adolescente in questa fase suole rivivere le tappe precedenti. Il divorzio complica questo momento in quanto mina di per sé la sicurezza del ragazzo della quale hanno più che mai bisogno. A causa di ciò è possibile che mettano a dura propria la relazione con i genitori i quali dovranno essere coerenti, dimostrare al ragazzo che ci sono dei limiti insuperabili ma che nonostante tutto rimarranno sempre al suo fianco. Se il ragazzo percepirà un ambiente insicuro verrà preso dalle paure. Le reazioni potranno essere di vario genere: alcuni, a seguito della solitudine che sperimenteranno, cercheranno nel gruppo dei pari la sicurezza ma, in questo caso potrebbero poi divenirne troppo dipendenti. Altri manifesteranno atti d’ira e renderanno evidente il loro malessere sviluppando disturbi alimentari, consumo di sostanze, condotte sessuali a rischio…

E’ abbastanza diffuso che tentino sempre una riunione dei genitori utilizzando vari modi: trasgredendo norme o attraverso lamentele di malattie psicosomatiche: mal di testa, mal di pancia, dermatiti… sarà opportuno, quindi, spiegare apertamente al ragazzo cosa significhi il divorzio, farlo partecipare alle conversazioni e, quando possibile, alle decisioni inerenti l’affido condiviso. La maggior parte dei conflitti si rifletteranno anche sulle vicende scolastiche e sarà necessario che i genitori non abbassino mai la guardia. Sarà anche importantissimo non fare mai confusioni di ruoli il figlio/a non dovrà mai essere considerato e trattato come un partner o un amico al quale si possono fare confidenze. Il suo ruolo di figlio va sempre mantenuto. Inoltre è importante che mantenga sempre il contatto con il genitore del suo stesso sesso in modo che possa adeguatamente costruire la sua identità sessuale.

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