Psicologia Forense

Il Servizio Sociale, tra stereotipo e realtà

di Valentina Ferrara

Spesso quando si parla di Servizi Sociali ci si pone con un atteggiamento di timore a causa della diffusa concezione che tale servizio si occupi di “togliere i figli ai genitori”, ciecamente e senza alcun tipo di valutazione. Risulta quindi essenziale cercare di sfatare questo mito affinché ci si possa approcciare ad esso in maniera più realistica e funzionale. 

Infatti i Servizi Sociali possono essere uno strumento molto utile per diversi tipo di utenti, dalle famiglie, alla scuola, ai privati cittadini ed intervengono al fine di garantire assistenza alle persone che vertono in uno stato di difficoltà, in particolare ai soggetti più deboli come bambini, anziani, immigrati, tossicodipendenti, famiglie disagiate, poveri ecc… attraverso azioni di prevenzione e intervento nelle situazioni di disagio sia economico che sociale.

È bene chiarire innanzi tutto quali sono i passaggi che portano dalla segnalazione alla presa in carico, prendiamo per esempio un caso molto diffuso in cui il soggetto a rischio sia un minore.

La segnalazione può avvenire da parte di un’Istituzione, come la scuola o i servizi sanitari, da parte di figure significative che possono entrare in contatto con minori e famiglie a rischio (allenatori, educatori, medici di base…) o da parte di privati cittadini. Nel primo caso la segnalazione deve essere presentata obbligatoriamente per iscritto, nel secondo caso questa modalità di segnalazione è consigliata mentre per quanto riguarda il terzo caso può essere accettata anche la segnalazione orale ma vengono chiesti i dati anagrafici del segnalante al fine di poterla acquisire. Spesso i cittadini sono terrorizzati all’idea di fornire i propri dati per paura di ripercussioni, il Servizio Sociale spiega che la garanzia dell’anonimato non possa essere sempre garantita poiché l’Autorità Giudiziaria potrebbe in qualsiasi momento ordinare l’esibizione documentale ed il Servizio sarebbe quindi obbligato a rilasciarla. 

Una volta acquisita la segnalazione, il Servizio Sociale procede ad una raccolta sommaria di informazioni all’interno del contesto familiare, una volta acquisite tali informazioni si procede con la pianificazione dell’intervento più idoneo a seconda di quanto emerso.

Gli scenari possibili da un approfondimento del contesto possono essere diversi come diverse saranno quindi le misure adottate. Il caso più semplice e auspicabile è che non emerga alcuna condizione di rischio per cui i Servizi concludono il loro intervento, in altri casi potrebbe emergere una condizione di rischio per un minore o per l’intero nucleo familiare, in tal caso verranno adottate misure di supporto affinché la famiglia possa vivere in una migliore condizione di vita e/o possa provvedere a svolgere in modo adeguato il proprio ruolo genitoriale. Purtroppo possono anche emergere situazioni di pregiudizio tali da comportare una segnalazione all’Autorità Giudiziaria e, nei casi più gravi anche un allontanamento del minore da quel contesto, per esempio nei casi di maltrattamento, trascuratezza, abbandono, abuso di qualsiasi natura o grave conflittualità tra genitori; in tali casi il soggetto a rischio potrà essere anche collocato presso una struttura protetta (Art. 403 c.c.: Quando il minore si trova in una condizione di grave pericolo per la propria integrità fisica e psichica la pubblica autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione).

Quando è necessario il supporto alla famiglia?

Qualora il Servizio si renda conto che la famiglia, se adeguatamente supportata, possa prendersi cura dei minori, si cercherà di lavorare sulle risorse genitoriali e familiari allargate e si provvederà a fornirgli i sussidi anche materiali più idonei a tale scopo. Qualora purtroppo ci si renda conto che la situazione possa essere di pregiudizio per il minore, o per scarsa disponibilità della famiglia a collaborare o per la presenza di situazioni di abuso, si provvederà alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria al fine di tutelare in primis il soggetto a rischio. La segnalazione all’A.G. diventa obbligatoria nei casi di reati contro i minori procedibili d’ufficio. Anche in questi ultimi casi, il genitore deve essere sempre informato, sia della preoccupazione verso il minore, sia delle misure adottate.

Dopo la segnalazione all’Autorità Giudiziaria?

L’Autorità Giudiziaria, venuta a conoscenza della situazione di pregiudizio, può incaricare il Servizio Sociale di approfondire la situazione segnalata al fine di adottare la misura più idonea.  Quando ritiene di avere tutte le informazioni necessarie circa il contesto segnalato, viene emesso un decreto in cui si prescrivono gli interventi che il Servizio Sociale deve mettere in atto e le prescrizioni che i genitori del minore devono adottare.

Nello specifico l’A.G. può:

  • Archiviare il caso
  • Segnalare alla Procura Ordinaria (es. reato da parte di un adulto a anno di un minore)
  • Decretare  la decadenza, sospensione o limitazione della responsabilità genitoriale
  • Decretare l’allontanamento del minore dal nucleo familiare e/o la collocazione presso una struttura protetta.

Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara

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