Psicologia

Il complesso fenomeno del bullismo.

di Valentina Ferrara

Il bullismo è un fenomeno che negli ultimi anni si sta diffondendo moltissimo sia nelle scuole che negli altri contesti aggregativi andando a costituire una vera e propria emergenza da conoscere e gestire. Per aiutarci a comprendere che cosa sia il bullismo, prendiamo come riferimento la definizione data da Sharp e Smith:

Un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare.”

(Sharp e Smith, 1995)

Per bullismo si intende quindi quell’oppressione psicologica e/o fisica perpetrata nel tempo da parte di un individuo o un gruppo nei confronti di un altro individuo o gruppo. Il fenomeno è caratterizzato da

  • – ASIMMETRIA DELLA RELAZIONE: la relazione tra bullo e vittima è sempre asimmetrica e si mantiene tale nel tempo, per cui non ci sarà mai inversione di ruoli. L’asimmetria di forza o di potere può essere o reale o percepita e la vittima non riesce a difendersi
  • – INTENZIONALITÀ: il bullo nuove deliberatamente alla vittima, agisce con lo scopo di danneggiarla, dominarla, offenderla
  • – PERSISTENZA NEL TEMPO: gli episodi di prevaricazione sono ripetuti e continuativi nel tempo, possono esserci momenti in cui si verifichino con più frequenza, altri in cui gli episodi siano meno frequenti ma comunque presenti.

Le forme di bullismo:

Il bullismo si può manifestare in modo diretto o indiretto, quello che accomuna le due modalità è la natura relazionale tra gli attori coinvolti, ossia i vissuti sperimentati da autore e vittima.

Per bullismo diretto si intendono quelle azioni concrete messe in atto dal bullo nei confronti della vittima come picchiare, prendere a calci, pugni, graffiare, appropriarsi di oggetti o danneggiarli. Può manifestarsi anche con azioni verbali come offendere, insultare, prendere in giro, minacciare.

Per bullismo indiretto si intendono invece quelle azioni “psicologiche” e più difficili da individuare come isolamento, esclusione da attività di gruppo, diffusione di pettegolezzi, tentativi di allontanare altre persone dalla vittima.

I luoghi:

Solitamente il bullismo si consuma nei luoghi scolastici come classe, corridoi, bagni, palestre, cortili, giardini, a volte nel tragitto scuola-casa. Le stesse dinamiche possono verificarsi nei contesti ludici e sportivi anche pubblici come parchi giochi, palestre extrascolastiche, spogliatoi, ecc…

Gli attori coinvolti:

Il fenomeno del bullismo è complesso andando a coinvolgere attori differenti con ruoli specifici.

  • Bullo: dominante e gregario

Il bullo dominante è quello che mette in atto direttamente la violenza, è un soggetto tendenzialmente più grande e/o più forte delle vittima, ha difficoltà a riconoscere l’autorità, a rispettare le regole, a tollerare la frustrazione, impulsivo, ha bisogno di affermare il proprio potere e sottomettere come modalità tipica di entrare in relazione con l’altro. Spesso le dinamiche familiare di questi ragazzi sono caratterizzate dai medesimi rapporti di potere con le figure genitoriali, spesso da violenza fisica e/o di altro tipo, o sono ragazzi con un ambiente familiare disinteressato e assente o iperprotettivo e deresponsabilizzante dove i genitori difendono ciecamente i comportamenti dei figli deresponsabilizzandolo rispetto alla proprie azioni e deresponsabilizzandosi a loro volta. Inoltre mostra deficit di empatia e scarsa capacità di mettersi nei panni dell’altro, che facilità la “deumanizzazione della vittima”. Ha scarsa consapevolezza delle proprie azioni, spesso ha una popolarità maggiore dei coetanei o al pari ma mai sotto la media, ha capacità carismatiche e autoritarie, attrae i compagni con il proprio carisma o sotto minacce. Mai insicuro o ansioso.

Il bullo gregario è solitamente quel compagno del bullo dominante che lo affianca rinforzando il suo comportamento o eseguendo i suoi ordini, per imitazione o perché costretto. Spesso è un soggetto insicuro e ansioso, a volte impopolare che appoggia il bullo per “brillare di luce riflessa”. Potrebbe provare empatia per la vittima e senso di colpa.

  • Vittima: sottomessa e provocatrice

La vittima sottomessa è debole e insicura, spesso più debole dei coetanei dal punto di vista fisico, caratteriale o perché presenta qualche problematiche che la rende vulnerabile agli occhi del bullo come DSA, disabilità o situazioni di malessere familiare, è incapace di comportamenti assertivi, ha una bassa autostima e spesso una sfiducia nell’altro, si sente spesso impotente e non degno di aiuto o ha paura che il parlarne con qualcuno possa danneggiarla ulteriormente. Se attaccata non si difende ma subisce e reagisce con la fuga o con il pianto, spesso si auto-colpevolizza.

Sembra che questa vittima “segnali” involontariamente la propria vulnerabilità, il che la rende bersaglio facile dei bulli.

La vittima provocatrice è quella che con il suo comportamento provoca gli attacchi da parte del bullo, al contrario della prima, questa risponde alle prevaricazioni contrattaccando in modo però inefficace andando ad aggravare la situazione. Anche in questo caso il bambino potrebbe presentare delle problematiche ma a differenza della prima vittima, la condotta spesso è correlata con iperattività, impulsività, irrequietezza, difficoltà di concentrazione. È ansiosa, insicura, ha bassa autostima, spesso provoca tensione in classe anche con gli altri componenti del gruppo e a volte anche con gli  adulti generando colpevolizzazione, (“se l’è cercata”).

  • Spettatori:

Detti anche maggioranza silenziosa, sono la maggior parte delle persone che assistono inermi e impotenti ai comportamenti bullizzanti, possono indirettamente rinforzare il comportamento del bullo ridendo o incitandolo, possono prendere le parti della vittima consolandola o cercando di interrompere la violenza, possono mantenersi neutrali senza intervenire o allontanandosi di fronte agli episodi di bullismo.

Gli spettatori possono diventare un’ottima risorsa per fronteggiare il bullismo poiché, in virtù del loro numero, possono fungere da rinforzo negativo per il bullo contribuendo alla cessazione delle sue azioni, inoltre spesso sono gli unici testimoni dei fatti e le risorse più importanti per poter chiedere aiuto. Possono però anche fungere da rinforzo positivo per la vittima supportandola ed incoraggiando positivamente le sue azioni volte a chiedere aiuto.

Cosa non è bullismo: distinzioni per fare chiarezza.

Per quanto il bullismo sia un fenomeno molto diffuso, è molto importante imparare a non confonderlo con altre situazioni di diversa natura che richiedono quindi un diverso tipo di intervento.

Nello specifico NON SONO bullismo:

  • Aggressioni fisiche con o senza l’uso di armi
  • Percosse
  • Gravi danneggiamenti di oggetti
  • Gravi minacce all’incolumità fisica
  • Lesioni
  • Abusi sessuali
  • Furto di oggetti costosi

Che sono invece REATI PENALI

Ma NON SONO bullismo nemmeno:

  • Conflittualità e problemi di relazione tra pari, caratterizzati da relazioni simmetriche, alternanza di ruolo vittima/aggressore, a volte mancata intenzionalità di danneggiamento o comunque circoscrivibile ad un rapporto conflittuale alla pari.
  • Scherzi, giochi, lotte e piccole prese in giro in cui entrambi i partecipanti si divertono insieme.

C’è differenza tra maschio e femmina?

Come abbiamo detto in precedenza esistono due forme di bullismo, diretto e indiretto, e tendenzialmente c’è una distinzione tra le modalità in cui viene espresso dai maschi e dalle femmine anche se ci possono essere delle varianti.

I maschi tendono a mettere in atto prevalentemente azioni di bullismo diretto, fisico o verbale e rivolto sia a maschi che femmine.

Le femmine invece tendono a mettere in atto maggiormente azioni di bullismo indiretto e rivolto quasi esclusivamente a femmine.

Poiché molto più sottile, è molto più difficile da individuare sia per gli insegnanti, sia per gli alunni, compresa la vittima.

L’età del bullismo:

Una falsa credenza è che i bambini molto piccoli (materna o elementare) non possano essere autori di bullismo per cui quando ci si trova di fronte ad azioni di questo tipo relative a queste fasce di età si tende più facilmente a negarlo.

Tuttavia anche per i bambini più piccoli si possono presentare le stesse caratteristiche di asimmetria, intenzionalità e persistenza che caratterizzano il fenomeno nelle fasce di età più grandi, quello che cambia è che ovviamente le azioni sono solitamente più “innocenti” ma è pur vero che, in virtù della tenera età di chi le subisce e di chi le agisce, sono da considerarsi ugualmente gravi.

Il periodo più critico sembra essere quello delle elementari e primi anni delle medie con una maggiore prevalenza tra gli 11 e i 13 anni.

Sebbene le azioni diminuiscano di frequenza con l’aumentare dell’età, accresce la loro gravità fino a sfociare in alcuni casi in comportamenti devianti e veri e propri reati.

False credenze sul bullismo:

  • Serve per rafforzare la vittima:

il bullismo non è mai utile, il bambino impara a gestire il rapporto con l’altro e con i pari quando c’è uno scambio e un confronto costruttivo, non quando c’è prevaricazione e paura

  • È diffuso maggiormente tra i ceti sociali meno abbienti:

il bullismo è diffuso trasversalmente in tutti i ceti sociali e culturali, sono le motivazioni e le cause scatenanti sottese al comportamento aggressivo che possono essere diverse

  • La vittima è una persona “strana”, con caratteristiche che inducono il bullo a prenderla di mira:

la vittima non è mai responsabile del comportamento aggressivo che subisce, ci sono persone con determinate caratteristiche che possono essere più facilmente prese di mira ma al contempo persone con le medesime caratteristiche che non lo sono. Anche quando incontriamo una vittima provocatrice, quello che accade è una predisposizione ad essere bullizzata ma non un rapporto di causa-effetto

  • Il bullismo alle elementari non esiste:

il bullismo può interessare tutte le età attuandosi con modalità diverse a seconda dello sviluppo del bambino

  • Se si prende tempo la situazione si risolve da sola:

lasciar correre situazioni di bullismo sperando si risolvano da sole porta soltanto ad aggravare e cronicizzare il malessere della vittima, a legittimare il comportamento del bullo e a predisporre situazioni a rischio

Le conseguenze del bullismo:

Il bullismo costituisce una fonte di malessere che determina conseguenze a breve e lungo termine su tutti gli attori coinvolti:

BULLO – Nel breve termine il bullo può sentirsi rinforzato positivamente nella sua condotta dal fatto che la scuola non prenda provvedimenti, dall’insieme di compagni che gradualmente diventano gregari o dagli spettatori che non partecipano attivamente. A livello scolastico si possono verificare calo del rendimento, disturbi della condotta, difficoltà relazionali. A lungo termine questa de-responsabilizzazione, spesso supportata dalle famiglie, può portare alla strutturazione di una personalità immatura, deresponsabilizzata, aggressiva e scarsamente empatica.

VITTIMA – Nel breve periodo può manifestarsi un calo dell’attenzione, della concentrazione, del rendimento, un rifiuto nell’andare a scuola, malessere fisico, tristezza, ansia, attacchi di panico, insicurezza, chiusura sociale, disturbi del sonno, disturbi alimentari, calo dell’autostima andando ad aggravarsi sempre più in mancanza di un intervento e man mano che la situazione persiste può determinare a lungo termine conseguenze sempre più gravi come abbandono scolastico, ritiro sociale, difficoltà relazionali, disturbi di personalità, psicopatologie, comportamenti autolesivi, tentato suicidio/suicidio.

SPETTATORI – Anche sul gruppo dei pari che assistono alla violenza possono esserci conseguenze importanti come ansia, paura, senso di impotenza, desensibilizzazione, comportamenti aggressivi per imitazione, senso di colpa.

Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara

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