Psicologia

Disturbo d’ansia generalizzata.

di Loretta Cavazzini

Una premessa, prima di trattare questo tema, si rende necessaria: l’ansia, quando è presente nella vita di una persona in dose adeguata è positiva e funziona da attivatrice. Quando invece supera un certo livello di guardia può essere un grande ostacolo e bloccare chi la vive.

Non sono note le cause del disturbo d’ansia generalizzata ma probabilmente ne concorrono varie e tra queste: stress, ambiente e genetica. La cosa certa è che non aiuta ad avere una buona qualità di vita.

Di cosa stiamo parlando esattamente?  

Di un disturbo mentale che causa un forte disagio in chi lo patisce in quanto, con molta frequenza, si sente agitata, preoccupata ed in ansia rispetto a tematiche varie che non riesce a controllare. Questa ansia non si limita alla presenza di un fattore stressante ma prosegue anche dopo la sua sparizione e può verificarsi anche nei bambini con prevalenza numerica nelle donne (in un rapporto di 3:2).

Non esistono indagini diagnostiche che permettano l’individuazione di un disturbo d’ansia generalizzato, l’unica indagine possibile sarà cercare di analizzare attentamente i sintomi arricchendola con domande riguardanti altri aspetti della salute fisica e mentale dell’individuo.

Un paziente che presenta i sintomi di una forma di ansia generalizzata, soprattutto se tali sintomi perdurano da tempo, può essere aiutato con un trattamento psicoterapeutico che possa supportarlo nel migliorare la sua condizione e, se necessario, anche con un temporaneo aiuto farmacologico (in genere con l’utilizzo di antidepressivi che funzioneranno al pari di un filtro emotivo) che, pur non eliminando le cause ed avendo il grande rischio del provocare dipendenza, agevolerà il contenimento dei sintomi.

In psicoterapia il lavoro da svolgere sarà quello di fornire un supporto adeguato nella comprensione della relazione sottostante i pensieri del paziente, i suoi modi di agire ed i suoi sintomi che spaziano tra difficoltà di concentrazione, nausea, irritabilità, problemi nel prendere sonno e, anche quando ciò avviene, far sì che il sonno continui con serenità e possa funzionare correttamente da ristoratore, non permettendo che produca poi, al risveglio, una sensazione di inquietudine.

Al tempo stesso il paziente imparerà a capire e controllare suoi punti di vista distorti ed i fattori portatori di stress che si presentano a tutti durante la vita; riconoscerà, poco alla volta, e riuscirà a mettere in atto una sorta di “sostituzione” rispetto ai pensieri che ingenerano ansia e paura e consentirà di avere una maggiore dimestichezza nel trattare il proprio stress rilassandosi quando ne ravvisi l’esigenza a causa del ripresentarsi dei sintomi.

Vi sono poi una serie di rimedi ed attenzioni che la persona può autonomamente integrare al percorso terapeutico e, quando necessario, farmacologico e sono:

  • ridurre l’assunzione di caffeina quotidiana al fine di facilitare un corretto ritmo circardiano sonno – veglia;
  • evitare assolutamente droghe di qualsiasi genere ed alcool;
  • abituarsi ad una giusta dose di esercizio fisico quotidiano;
  • riposare in modo soddisfacente;
  • mantenere abitudini alimentari sane anche al fine di evitare una cronicizzazione del disturbo che potrebbe, se non trattato o trattato non adeguatamente, portare allo sviluppo di forme depressive o di dipendenza da sostanze.

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