Psicologia, Psicologia Forense

Il danno psichico e il danno da pregiudizio esistenziale.

di Loretta Cavazzini

Una delle domande che frequentemente vengono poste allo psicologo giuridico è la valutazione del danno psicologico e al tempo stesso è anche una delle maggiori sfide che richiede allo psicologo grande professionalità trattandosi di una valutazione a posteriori rispetto ai fatti avvenuti e quindi di notevole complessità.  

Compito dello psicologo giuridico sarà quindi, come specialista per le valutazioni psico – legali, porre in relazione le questioni attinenti la psicologia del soggetto in esame e le norme dell’ordinamento giuridico, accertando in modo completo ed esauriente il danno non patrimoniale, indagando, valutando ed arrivando a poter formulare una corretta diagnosi, avvalendosi di strumenti di indagine, che saranno non solo colloqui clinici, ma anche somministrazione di test proiettivi, di livello, di personalità e neuropsicologici in modo che sia possibile compiere una valutazione che comprenda dalle alterazioni eventuali delle funzioni mentali primarie agli stati emotivo-affettivi, la struttura dell’Io, la sua sovrastruttura ed i meccanismi di difesa. Accertamenti e valutazioni consentite e disposte dall’art. 1 della legge n° 56/89.  

Va precisato che il danno psichico e da pregiudizio esistenziale è un danno alla persona e deve essere risarcito come danno non patrimoniale (art.2059 C.C.) e non va confuso con il danno morale.  

Il danno psicologico è definibile in termini patologici esprimendosi per mezzo di lesioni neurologiche o del sistema nervoso in generale che limitano la vita della persona (disturbi del sonno, problemi di condotta e della personalità: psicosi, dipendenze, nevrosi, paranoie, fobie, paure, aggressività, abulie e deficit cognitivi) prodotte da un danno o da una lesione causata da altri, non congenita né autoalimentata.  

Qualcosa dunque di diverso dal danno morale e che può essere definito come ciò che danneggia la persona per il fatto di aver esperito un vissuto traumatico, che incide negativamente – in maggiore o minore misura – all’espletamento delle sue attività quotidiane (lavorative, sociali, personali e familiari) portando la persona, in alcuni casi, ad abbandonare tali attività per il fatto che la persona stessa si auto-percepisce incapace di realizzarle.   

La cosa da tenere sempre ben presente, quando si lavora in questo ambito, è la sofferenza della persona che dovrà essere sempre valutata con la massima attenzione e rispetto. Siamo in un’area di lavoro tanto appassionante quanto delicata, questa è la ragione per la quale vanno scandagliati tutti gli ambiti della vita in cui la persona possa essere stata danneggiata e, se riscontrati danni, valutare in che misura.    Al tempo stesso non va trascurato il fatto che esiste anche un danno indiretto e si tratta di quello prodotto ad esempio ai familiari   ed al mondo circostante e prossimo a colui che ha subito il danno diretto. 

Per quanto detto finora, prima di incaricare una perizia psicologica per la valutazione del grado di danneggiamento subito dalla persona è di primaria importanza verificare che il professionista al quale ci si rivolge sia un serio specialista accreditato in psicologia forense e psicodiagnostica.  

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