Psicologia, Psicologia Forense

I meccanismi di difesa di chi si occupa di abuso. Conoscerli per gestirli al meglio.

di Valentina Ferrara

Quando un operatore (psicologo, medico, organo di Polizia Giudiziaria, personale scolastico ecc…) si trova di fronte un bambino o un adolescente vittima di un abuso, sessuale, fisico o di altra natura, immancabilmente deve fare i conti con le proprie emozioni che tale situazione suscita. Di fronte all’angoscia che ne scaturisce, anche gli operatori possono inconsciamente mettere in atto meccanismi di difesa che hanno senza dubbio una forte implicazione nella presa in carico dell’abuso e nel supporto alla vittima.

Le emozioni sperimentate dagli operatori di fronte a casi di abuso e maltrattamento sono innanzi tutti caratterizzate da una forte angoscia il che attiva immancabilmente dei meccanismi di difesa per proteggersi da essa, accanto ad essa si sperimenta frustrazione, senso di impotenza e di inutilità, disgusto, rabbia e rancore.

I meccanismi di difesa consentono di risparmiare energie e di alleggerire il proprio carico emotivo che genererebbe sofferenza, i più utilizzati sono: negazione, rimozione, distanziamento emotivo, evitamento fobico, razionalizzazione, idealizzazione, scissione, proiezione, identificazione con la vittima, con il giustiziere, con il genitore buono.

  • Negazione porta a non accettare che un tale evento possa essere realmente accaduto o il ridimensionarne fortemente la portata e la gravità, tutto questo porta a non considerare tutti gli elementi rilevanti per la presa in carico del caso, a normalizzarlo o a cercare di identificare negli autori di abuso degli elementi che facciano pensare ad un cambiamento e quindi ad una cessazione dell’abuso stesso, in questo modo si sottovalutano le recidive e gli interventi di tutela del minore non vengono messi in atto;
  • Rimozione si attiva invece quando, dopo aver accertato gli elementi identificativi dell’abuso, si tende a dimenticarli portando alla stessa mancata presa in carico;
  •  Distanziamento emotivo tende ad eliminare l’angoscia che il contatto con l’abuso genera, distanziandosene affettivamente evitando quindi alcun coinvolgimento empatico con la vittima e non riuscendo a coglierne la sofferenza;
  • Evitamento fobico consente un distanziamento da ogni episodio abusante non volendo ascoltare, vedere o entrare anche casualmente in contatto con tale argomento;
  • Razionalizzazione porta l’operatore a giustificare in maniera razionale l’abuso attribuendone la causa a situazioni concrete e controllabili;
  • Scissione e proiezione portano a separare gli aspetti buoni da quelli cattivi e a proiettarli sulla vittima e sull’autore di abuso, nel caso in cui la vittima sia identificata come buona e l’autore come cattivo si avrà l’attivazione di una serie di misure atte a punire il reo e a proteggere la vittima ma nel caso in cui tale proiezione sia invertita si avrà una giustificazione della violenza e una colpevolizzazione della vittima, con tutte le drammatiche conseguenze immaginabili a livello di presa in carico e di impatto psicologico su chi subisce l’abuso (vittimizzazione secondaria);
  • Identificazione infine può avvenire con il bambino, il che paralizza l’operatore nel mettere in atto un trattamento adeguato in quanto invaso dagli stessi sentimenti della vittima, può avvenire con il genitore buono, cercando di prendersi cura del bambino e di proteggerlo come la sua famiglia non ha fatto, di investirsi di un ruolo genitoriale; e ancora l’operatore può identificarsi con il giustiziere che deve punire ad ogni costo l’autore e deve fare giustizia, perdendo di vista le misure di riabilitazione e di lavoro sulla recidiva con l’autore di reato.

I meccanismi di difesa, con la loro funzione di contenimento dell’angoscia, non consentono di venire a contatto con l’evento in maniera obiettiva al fine di analizzare tutti gli elementi che entrano in gioco orientando in modo funzionale la messa in protezione della vittima e il perseguimento dell’autore di reato, ciò determina una inefficace azione di presa in carico dal punto di vista psicologico e giuridico.

Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara Valentina Ferrara

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