Psicologia

Lo stress, un problema a due volti.

di Loretta Cavazzini

La parola stress da tempo è divenuta di uso comune e vuole indicare il disagio, l’esasperazione che attualmente spesso contraddistingue il nostro modo di affrontare il quotidiano, lo stato di ansia che questo mondo convulso a volte causa e la eccessiva sollecitazione alla quale siamo sottoposti nel corso delle nostre giornate.

Stress ed ansia sono molto collegati tra loro, sono due facce della medesima medaglia. Quando, tra ambiente ed essere umano, è in atto una modificazione, un cambiamento … la prima sollecitazione che subisce l’organismo in risposta alla modificazione del precedente equilibrio causa l’insorgenza dello stress.

Di norma ci troviamo di fronte a due tipologie di stress: una, del cosiddetto stress buono o eustress, l’altro che invece è nocivo, detto distress.

Lo stress “buono” o eustress, cioè quello che ci permette di reagire, quando ci troviamo ad affrontare situazioni rischiose, allarmanti o vissute come tali, non è dannoso, tutt’altro, agisce come attivatore, potenziatore di capacità non espresse prima ma di fatto possedute e gelosamente nascoste in uno stato che possiamo definire di latenza. Da sempre, questo tipo di stress, ci ha agevolato nelle varie vicende quotidiane e ci ha aiutato a sopravvivere agli agenti esterni di rischio, è stato in realtà una medicina ed una difesa dalle aggressioni ambientali.

Non può godere degli stessi riconoscimenti il distress infatti, l’eventualità per la quale le situazioni stressanti si presentino continuamente al nostro cospetto esasperando ciò che potenzialmente era positivo fino ad arrivare alla trasformazione dell’eustress in distress e cioè, fattore patologico capace di danneggiare seriamente il nostro organismo creando delle interferenze con il sistema neuroendocrino e stimolando la produzione di ormoni che con il tempo potranno alterare il nostro sistema nervoso centrale e periferico, cardiovascolare, ghiandolare ed immunitario.

Tre sono le fasi individuate nella risposta agli agenti stressanti:

  1. La cosiddetta fase di allarme, durante la quale l’agente stressante suscita nell’organismo un senso di allerta, definito anche arousal (attivazione), con conseguente attivazione di tutti quei  processi psicofisiologici propri della reazione d’ansia (aumento della frequenza cardiaca, iperventilazione ecc.).
  2. La fase di resistenza, nella quale l’organismo tenta una sorta di adattamento alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo attuato è molto intenso.
  3. La fase dell’esaurimento, in cui il fisico non riesce più a reagire in difesa e la capacità di adattamento naturale viene a mancare. Tutte le ricerche in campo oncologico e quelle che si sono occupate di neuro-immunologia, hanno da molto tempo centrato l’attenzione su questo fattore per arrivare a comprendere le cause di questa trasformazione e prevenirla.

Quindi, la sfida di ognuno dovrebbe attuare con se stesso è quella di far si che lo stress giochi con e non contro di lui, in altri termini organizzarsi affinché lo stress prenda parte alle vite di ciascuno di noi, con un ruolo di buon alleato e non di nemico.

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