Psicologia, Psicologia Forense

Devianza minorile: una manifestazione di non adattamento.

di Loretta Cavazzini

La prima manifestazione che compare in un ragazzo che si avvia ad una vita non conforme alle normali regole di convivenza è il furto. Il giovane, il più delle volte inizia da piccoli furti, consumo e successivamente spaccio di sostanze stupefacenti…; questo non significa voler stigmatizzare il ragazzo che si rende responsabile di tali atti come delinquente, se noi infatti usciamo dal punto di vista squisitamente giuridico e volgiamo lo sguardo a questo tema in un’ottica psicologica, siamo portati a considerare la devianza come la chiara manifestazione di un disadattamento.

Ci rendiamo conto, procedendo in questo modo, che chi si prende cura di questi ragazzi deve dedicare una estrema attenzione a tali manifestazioni non giudicandole a priori ma cercandone le motivazioni profonde che hanno permesso che tali manifestazioni si verificassero, in modo da cercare possibili rimedi efficaci.

Con questo non si vuole annullare la valutazione da un punto di vista morale di tale evento durante la giovanissima età, ma eventualmente lasciare che questa venga trattata nelle sedi e con le modalità più opportune, si cerca invece di esortare tutte le agenzie educative del ragazzo che si rende responsabile di comportamenti simili, non trascurando le motivazioni che lo hanno portato a quei comportamenti ed inserire il tutto nel giusto contesto, ossia nella fase evolutiva nella quale il giovane si trova.

Tre sono i moventi che possono portare a comportamenti devianti: motivazioni psicologiche, educative e sociali.

Questi possono agire singolarmente o come concause, con l’effetto, in quest’ultimo caso, di potenziarsi vicendevolmente.

Le motivazioni psicologiche possono derivare da uno stato di deprivazione vissuto dal ragazzo sotto forma di carenza affettiva.

Il ragazzo che ha vissuto o continua a vivere una deprivazione ad esempio di cure materne, o l’assenza di figure importanti di riferimento, o abbia ricevuto cure di “non qualità”, potrà manifestare, attraverso il furto di oggetti che – se attentamente osservati sono carichi di simbolismo – una ricerca di compensazione, anche se espressa in maniera del tutto inadeguata, ad una carenza vissuta precedentemente con una “ricerca di soddisfazione”.

Spesso infatti i giovani autori di furti successivamente regalano con generosità ciò che hanno indebitamente sottratto per il piacere di ricevere riconoscenza ed affetto da chi li ha in dono, affetto e riconoscenza che, utilizzando questa chiave di lettura, compenserebbero tutte o parte delle frustrazioni subite in precedenza.

Non è infrequente il caso di furti commessi dal ragazzo o ragazza a causa della gelosia nei confronti di un fratello o sorella, generando nel soggetto che agisce una soddisfazione e realizzando, anche in maniera del tutto inconscia, il sogno di essere al centro dell’attenzione dei suoi genitori.

Altra casistica si è osservata nei furti perpetrati come azione in risposta ad una situazione ambientale non condivisa dal soggetto.

Per il terapeuta, per gli stessi genitori, in qualità di educatori, per i loro insegnanti – ognuno per il ruolo di propria competenza.

E’ molto importante avere contezza di queste dinamiche che possono motivare il furto nei ragazzi, è indispensabile che si comprenda che non basta rimproverare i loro gesti per ottenere che cambino i comportamenti.

Spesso infatti i cambiamenti devono essere spronati attraverso correzioni delle modalità relazionali in famiglia, a scuola… e soprattutto, eliminando i fattori profondi che hanno portato il ragazzo a quel comportamento. Vanno abbandonate quindi tutte le ipotesi di interpretazione semplicistiche del furto e soprattutto non vanno procurate nel ragazzo nuove frustrazioni visto che con buona probabilità proprio le frustrazioni sono il movente che lo ha condotto alla ricerca di una errata forma di compensazione.

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